Giovanni Cerri
Platone sociologo della comunicazione
prefazione di Bruno Gentili
pp. 222
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[88-86211-26-0]

Nel nostro tempo i mezzi della comunicazione di massa, sostanzialmente egemonizzati dal potere economico, stanno trasformando la mentalità corrente, la stessa struttura di base della personalità, distruggendo valori e parametri operativi su cui finora si era articolata la civiltà, sia quelli fondativi della cultura tradizionalista sia quelli che hanno ispirato negli ultimi due secoli la cultura democratica e di sinistra. Per quanto ormai si abbia di ciò una coscienza diffusa, manca ancora uno studio analitico e sistematico del fenomeno. Qualche spunto critico più penetrante si può cogliere in certi scritti di Marcuse e, da un’opposta sponda ideologica, in certi discorsi di Giovanni Paolo II sull’incidenza degli spettacoli televisivi nella formazione dei giovani. L’antica Grecia visse, tra V e IV secolo a. C., una rivoluzione analoga, grazie al passaggio da una cultura prevalentemente orale alla cultura fondata sulla comunicazione scritta e sul libro. Il confronto tra i due sistemi fornì a Platone il distacco critico sufficiente per elaborare una vera e propria teoria scientifica dei meccanismi inconsci, ma infallibili, attraverso cui l’affabulazione, nella sua ripetitività consuetudinaria, plasma gli orientamenti psicologici di una comunità. Il libro di Giovanni Cerri ricostruisce, documentandola attraverso il testo dei Dialoghi, questo grande apporto teorico, estremamente attuale per noi moderni.