MICHELE RAK
NAPOLI CIVILE

pp. 528
32
9788882342463

Entra in campo nella storia di Napoli la Parte di Popolo e la sua articolazione emergente nel corso del Seicento: è il Popolo Civile. Questo aggregato sociale si impadronisce gradualmente delle nuove conoscenze della Modernità: i libri, i musei, le accademie, la filosofia naturale, il diritto, le scienze applicate, la medicina, le arti visive. Si impadronisce dei dirompenti strumenti per comunicare con le folle cittadine - il teatro, le feste, la letteratura, la musica, la pittura e le calcolate e creative devianze del Barocco - ravvivando e manipolando anche culti e tradizioni delle comunità più antiche. Nel corso del secolo i suoi letterati e curiosi occupano sempre più articolati spazi sociali e politici e si propongono come protagonisti della vita sociale del Regno. Alla fine del secolo le loro élite sono in grado di chiedere la partecipazione al potere politico, al di là del violento ma periclitante controllo delle truppe spagnole, delle comunità religiose, dei mercanti e banchieri fiorentini e genovesi. Il percorso di questo aggregato sociale si accentua a medio Seicento anche attraverso tre crisi – il terremoto del 1631, la rivolta di Masaniello del 1647, la peste del 1656. Questi tre eventi destano l’attenzione di centinaia di osservatori dei paesi europei, producono un’incredibile quantità di testi – storici, politici, fisici, filosofici, medici, letterari, teatrali, teologici, profetici - alterano la composizione sociale della città. Trent’anni di crisi consentono al Popolo Civile di raffinare i suoi studi e la sua etica, di intensificare i contatti con i ricercatori europei e perfino di chiedere, nelle sale del Palazzo reale, un proprio ruolo nella gestione dello stato.